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Capitolo 2: Elementi di Psicologia

Il fattore umano e la sicurezza del volo
Sezione 4 - Il fattore umano: prestazioni e limitazioni

Quando l'uomo comincio a volare non si rese conto che si stava creando un nuovo complesso rapporto tra lui e la realta esterna, del tutto diversa da ogni precedente. Oggi questo rapporto e, e sara ancora in futuro, oggetto di attento studio.

Il rapporto nei suoi termini essenziali puo essere cosi descritto. Da un lato ci sono le componenti psicofisiche della natura umana, verso la quale convergono i segnali e gli stimoli provenienti dal mondo esterno. Tramite i canali di senso, i segnali e gli stimoli sono portati al sistema nervoso centrale - sede della mente - dove vengono identificati ed elaborati. Da qui partono quindi verso l'apparato scheletomuscolare gli ordini di intervento per il controllo della macchina. Con cio il ciclo si chiude.

I dati relativi al contesto del volo percorrono percio un doppio tragitto. Nel primo, dal mondo esterno alla mente, possono subire distorsioni sia di percezione sia di interpretazione. Altri errori possono raccogliere nel secondo, che va dalla mente alla macchina passando attraverso il movimento dei muscoli che azionano i comandi di volo.

1 - Il fattore umano

Il termine "sicurezza del volo" ha il potere paradossale di evocare in modo automatico non la sicurezza, bensi il suo opposto, cioe l'incidente di volo. E fa altresi correre la mente a quello che si teme sia l'elemento piu fragile della situazione di volo: il pilota.

Le indagini sugli incidenti costituiscono una fonte importante di informazioni per incrementare la sicurezza. Non e pero detto che l'obiettivo finale debba essere solo la prevenzione degli incidenti, che pur merita di occupare il primo posto. C'e anche il maggior piacere che deriva dalla sicurezza.

La gioia del volo e tanto piu godibile quanto piu sereno e l'animo del pilota. La serenita prepara e accompagna la gioia del volo; ne e la controprova il fatto che la sua scomparsa produce la sofferenza che attanaglia la gola e ottenebra la mente.

La domanda che qui viene proposta e se sia individuabile un metodo per impedire che la serenita si dissolva. Sarebbe ingenuo attendersi da questa divulgazione una risposta esaustiva. Ma la speranza e che vengano conseguiti almeno due obiettivi:

Di certo alla fine risultera aumentata la capacita di analisi degli elementi che concorrono a creare le diverse situazioni di volo.

2 - Caccia agli anelli deboli

La catena degli eventi: Qualsiasi volo e frutto di una serie concatenata di eventi promossi dall'uomo. All'inizio di ogni volo vengono attivati i contributi apportati da un grande numero di persone, dal piu lontano pioniere al tecnico di manutenzione che ha appena terminato la sua parte di controlli sull'aereo. Ciascun contributo e considerato come l'anello di una lunga catena; ogni anello sopporta una parte di responsabilita nella riuscita finale.

E dimostrato che ogni incidente viene propiziato dal cedimento di un anello della catena, cosi com'e dimostrato che il cedimento di un anello comporta l'indebolimento di quelli successivi.

Esempio - Gli anelli deboli della catena:

L'analisi affrettata delle condizioni meteo puo costituire un primo anello debole della catena; l'imprevisto peggioramento del tempo in volo puo costituire il secondo; la scarsa preparazione al volo IFR il terzo; una strumentazione carente il quarto; e cosi via fino a quando si determinano le condizioni che rendono inevitabile l'incidente.

Una volta innescata la sequenza di eventi sfavorevoli, diventa sempre piu arduo interromperla mano a mano che il volo procede.

Cio consente di formulare un'equazione ovvia: l'assenza di anelli deboli e uguale a nessun incidente possibile. Altrettanto ovvia la deduzione: se si riesce a individuare ed eliminare il primo anello debole, non potranno esservi ne successivi anelli deboli, ne rottura della catena.

L'eliminazione del primo anello debole - per quanto sorprendente cio possa essere - dipende piu dal carattere del pilota che non dalla sua competenza tecnica o dalla sua abilita nel pilotaggio. Un pilota insofferente alla disciplina - per esempio - per quanto esperto e colto ha molte piu probabilita d'incidente che non un pilota attento alle regole.

Le quattro aree di analisi - Il metodo delle "4M"

Un metodo che ci sembra efficacissimo e quello messo a punto dall'Aerospace Division della University of Southern California. Esso parte dalla considerazione che nell'ambito del volo sono individuabili quattro grandi aree di analisi, definite con altrettante "M" prese dall'iniziale dei loro nomi inglesi: Man, Machine, Medium e Mission (uomo, macchina, mezzo, e missione).

2.1 - La "M" di Man

Il pilotaggio richiede sempre l'intervento umano. Il comportamento dell'uomo e l'oggetto di studio della psicologia aeronautica. Quando l'aeromobile richiede un solo pilota, e il singolo a venire osservato. Nel caso di equipaggio multiplo, oggetto dell'osservazione e il comportamento del gruppo, con i problemi relativi alla suddivisione dei compiti, al coordinamento, e all'integrazione.

Il pilota puo essere in salute o meno, ha una certa eta, ha avuto un certo addestramento e possiede una certa esperienza. Il suo stato emotivo e di un certo tipo in quella giornata. Ha un carattere. Possiede capacita di analisi ed e in grado di assumere decisioni. Si puo agevolmente convenire che il successo del volo e in gran parte legato al buono stato generale dell'equipaggio, singolo o multiplo che sia.

2.2 - La "M" di Machine

Per volare l'uomo deve avvalersi di una macchina. E bene rimarcare subito la rilevanza di un particolare aspetto dei controlli preliminari, non rintracciabile in alcuna check-list: la verifica della condizione d'equilibrio che deve sempre esistere tra prestazioni dell'aeromobile e tipo del volo che si sta intraprendendo.

Di che tipo d'aeromobile si tratta? Qual e il suo stato di manutenzione? Qual e il suo peso? Quali le prestazioni in riferimento alla rotta, agli aeroporti, e al tempo meteorologico? L'aeromobile deve consentire di affrontare tutte le difficolta prevedibili nel corso del volo. Detto all'incontrario, il volo non deve essere intrapreso - e soprattutto deve essere interrotto - quando non e certo che l'aeromobile sia in grado di affrontare con successo le condizioni ambientali.

Sovente l'enunciazione della regola potrebbe essere ridotta cosi: "Con una macchina VFR ci si attenga strettamente alle regole del VFR". Il suo rispetto sarebbe, da solo, in grado di eliminare un buon numero di incidenti mortali.

2.3 - La "M" di Medium

La voce "Medium" designa tutto cio che e esterno alla macchina e al pilota: l'atmosfera entro cui opera l'aeroplano, e quindi le condizioni meteorologiche, il suolo sorvolato (pianura, mare o montagna), le infrastrutture di terra e le assistenze al volo nel loro insieme.

2.4 - La "M" di Mission

La voce "Mission" indica la finalita del volo. Ne e lo scopo. Chiunque si accinga a effettuare un volo, come del resto qualsiasi altra attivita nella vita quotidiana, desidera realizzare un obiettivo.

L'incidenza della motivazione nella storia degli incidenti di volo e rilevantissima. Il desiderio di conseguire l'obiettivo muove l'uomo all'azione, lo motiva. L'attrazione che l'obiettivo esercita sul pilota influenza notevolmente la sua decisione.

A parita di condizioni la soglia di rischio che il pilota e indotto inconsapevolmente ad accettare si sposta verso valori sempre piu elevati a seconda dello scopo della missione. Il pericolo sottile e che cio possa passare inosservato.

Non bisogna pero confondere il rischio con la mancanza di sicurezza. Rischio e sicurezza possono coesistere. Il rischio e costituito dalla possibilita di conseguenze negative o dannose, e accompagna qualsiasi spostamento dell'uomo, quale che sia il mezzo impiegato. Le misure di sicurezza non eliminano il rischio, ma impediscono che da semplice possibilita si tramuti in danno concreto.

2.5 - L'interazione tra le quattro "M"

Ma il fatto piu importante da sottolineare e che le voci contenute nelle singole aree interagiscono continuamente, e il mutamento di una si riflette su ogni altra, cambiando il quadro generale.

MAN MACHINE MEDIUM MISSION
eta tipo tempo sereno sport
stato di salute manutenzione tempo nuvoloso diporto
stato emotivo peso venti lavoro
addestramento prestazioni aeroporto IFR linea
esperienza equipaggiamento aeroporto VFR soccorso
Figura 4.18 - L'interrelazione tra le quattro M.

Esempio - Interazione tra le "M":

Si immagini una situazione definibile in base alle voci sottolineate: a nessuno farebbe piacere che un pilota scarsamente addestrato e privo di esperienza (Man), intraprendesse un volo al limite delle prestazioni (Machine), in un giorno nuvoloso, verso un aeroporto IFR (Medium), per una missione di soccorso (Mission). Se il pilota fosse invece esperto, la missione potrebbe essere effettuata senza problemi.

Il primo anello debole della catena, "insufficiente esperienza del pilota", indebolisce anche gli anelli successivi. Ponendo al primo posto un pilota esperto, gli anelli successivi ritornano forti.

3 - La catena delle operazioni

3.1 - La catena

Il comportamento dell'uomo - cioe l'insieme di atti e atteggiamenti con cui egli tiene sotto controllo gli eventi che lo coinvolgono - si basa su un processo mentale complesso, inizialmente studiato per lo sviluppo delle tecniche di autoformazione del lavoro.

Le fasi in cui si articola questo processo, noto come catena delle operazioni, o catena operazionale, sono:
  1. la percezione
  2. il riconoscimento/valutazione
  3. la rappresentazione/decisione
  4. l'esecuzione

3.2 - Il riconoscimento

Una volta ricevute e decifrate le informazioni provenienti dall'ambiente circostante, la mente procede al loro riconoscimento. Per il pilota la prima volta si verifica in addestramento, quando vengono studiate appunto le varie fasi del volo.

Scopo dell'addestramento e appunto di far si che nella memoria dell'allievo si immagazzini una serie di schemi specifici, noti come frame, la cui funzione e di offrire i termini di riferimento per i processi di riconoscimento e valutazione.

3.3 - La valutazione

La fase di valutazione ha la funzione di determinare se la sequenza in atto si stia svolgendo secondo i propri desideri oppure no. Se si, non si fa altro che sorvegliare lo svolgimento della sequenza; altrimenti si interviene con atti correttivi.

3.4 - La rappresentazione e la decisione

La rappresentazione e il modo in cui la mente escogita un intervento, o una serie di interventi, capaci di far conseguire l'obiettivo desiderato. La decisione e l'operazione con cui si effettua una scelta tra le soluzioni rappresentate.

L'errore di decisione dipende spesso dall'eccessivo numero di rappresentazioni preparate. La decisione e tanto piu difficile e richiede tanto piu tempo, quanto piu alto e il numero di alternative su cui operare la scelta.
Per ciascuna fase del volo la decisione di interrompere presa per tempo rappresenta quasi sempre la scelta piu sicura.

3.5 - L'abilita manuale

Le operazioni manuali seguono e danno pratica attuazione alla decisione. L'abilita manuale si puo ottenere solo attraverso l'esercizio, in quanto i muscoli debbono sperimentare e registrare tutta una serie nuova di dati.

4 - Il motore della catena operazionale

Il nucleo che anima la catena delle operazioni e costituito da un gruppo di funzioni psicologiche, tra cui le quattro principali sono la percezione, la memoria, l'orientamento e l'attenzione.

4.1 - La percezione

L'atto preliminare di ogni comportamento e la percezione dell'ambiente in cui l'uomo vive e opera. La percezione avviene attraverso gli organi di senso, cioe l'apparato fisico che permette alla mente di entrare in contatto con il mondo esterno.

L'interpretazione puo essere soggetta a errori perche ogni stimolo subisce numerose trasformazioni prima di giungere a destinazione, ed eventuali carenze nei mezzi di trasmissione, o ambiguita dei simboli usati per far giungere messaggi alla mente, possono introdurre deformazioni e distorsioni.

4.2 - La memoria

La memoria e l'asse portante della catena operazionale: senza di essa nessuna attivita e possibile. La memoria puo immagazzinare - anziche principi semplici - intere sequenze di dati gia collegati, formando le frame di cui s'e parlato.

Le difese che il pilota ha a disposizione contro questi aspetti negativi della memoria sono l'allenamento, e l'abitudine di ricorrere all'uso costante e appropriato della check-list.

4.3 - L'orientamento e l'attenzione

L'attenzione e lo strumento con il quale la mente esplora lo spazio esterno e integra le informazioni in arrivo con i dati forniti dalla memoria. Tecnicamente l'attenzione e la facolta mentale con la quale l'uomo porta gli stimoli a livello di consapevolezza.
L'orientamento ha il compito di effettuare una prima selezione degli stimoli in arrivo dal mondo esterno o prelevati dalla memoria, e di lasciar passare solo quelli piu significativi.

Lo scanning

La natura dell'attenzione pone due importanti limitazioni all'uomo. La prima e che - essendo l'attenzione una funzione monocanale, cioe strutturata per lasciar passare una sola informazione per volta - per mantenere il controllo di una situazione complessa l'uomo deve far ricorso a quella rapida e continua rotazione dell'attenzione stessa conosciuta come scanning.

5 - I falsari della mente

L'analisi degli incidenti di volo mette in evidenza che la maggior parte hanno origine da un'errata valutazione del pilota. Talvolta sopravvaluta la propria esperienza o capacita; talaltra sottovaluta le possibilita dell'aeroplano; oppure valuta erroneamente tutte le componenti.

Perche i piloti talvolta si ostinano a perseguire obiettivi ormai palesemente irraggiungibili o si espongono a rischi decisamente sproporzionati rispetto ai vantaggi attesi? L'FAA americana ha promosso uno studio di questi atteggiamenti e ad approntare un sillabo volto a insegnare come effettuare sempre buone valutazioni in volo.
Alla radice delle valutazioni errate i ricercatori hanno individuato cinque atteggiamenti caratteriali ricorrenti, prodotti dai pensieri pericolosi:

5.1 - L'anti autorita

Non ho bisogno che mi si dica nulla! Questo pensiero ricorre nella mente delle persone che non gradiscono sia loro detto cosa devono fare. Costoro possono risentirsi sia per un suggerimento sia per una norma da seguire.

5.2 - L'impulsivita

Fare qualcosa, subito! Questo pensiero ricorre con frequenza in coloro che avvertono l'impulso di fare qualcosa, una qualunque, immediatamente. Non scelgono la migliore alternativa: semplicemente fanno la prima cosa che viene loro in mente.

5.3 - L'invulnerabilita

Tanto a me non capita! Molti ritengono che gli incidenti possano capitare al prossimo, ma mai a se. Sanno bene che gli incidenti avvengono e che tutti possono incapparvi, tuttavia "sentono" in qualche modo che loro non ne saranno mai coinvolti.

5.4 - Il Macho

Non c'e mai problema per me! Questo tipo di persona tenta continuamente di dimostrare di essere migliore di quanto la gente sia disposta a credere. Lo vuole provare a se e agli altri, accettando rischi superiori alla norma.

5.5 - La rassegnazione

Tanto e uguale! Le persone che pensano cosi ritengono di non poter influire su quanto sta loro accadendo. Quando tutto va bene pensano che sia fortuna. Quando va male pensano alla malasorte.

L'antidoto e dunque costituito da un atteggiamento di costante consapevolezza. Naturalmente questi pensieri non si affacciano alla mente con attaccato il cartellino. Per individuarli e necessario un po' di allenamento. Ma gia il ricordarsi che esiste questo "colore" della decisione, e sottoporlo al vaglio dell'analisi introspettiva, lavora decisamente a favore della sicurezza.
Gli atteggiamenti e i pensieri pericolosi
Figura 4.19 - Gli atteggiamenti e i pensieri pericolosi.

6 - Conclusione

L'insegnamento che possiamo trarre da questo modesto saggio e importantissimo e merita piu di un momento di riflessione.

L'aereo e una meravigliosa invenzione dell'uomo, e puo essere considerato un mezzo sicurissimo a patto che venga preso per quello che e: un congegno meccanico che si alza migliaia di metri sopra il suolo. Cio che lo rende sicuro e solo lo scrupolo e la diligenza di chi lo usa. Egli deve percio essere sempre ben cosciente di cio che sta facendo, e prudente nel decidere.

Il metodo delle quattro "M", che comporta l'analisi separata di ogni singolo dominio e l'eliminazione degli anelli deboli eventualmente riscontrati, consente di ridurre il rischio a valori trascurabili.

La consapevolezza dei limiti della propria struttura psicofisica e del fatto che la valutazione generale della situazione puo essere falsata da motivazioni o atteggiamenti caratteriali estranei al volo, puo eliminare le residue frazioni di rischio.

Le motivazioni vanno analizzate per quel che sono: semplici spinte all'azione da sottoporre a controllo razionale per la sicurezza delle operazioni e, in definitiva, per la serenita e la gioia del volo.