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Capitolo 1: Elementi di Fisiologia

La fisiologia del volo e le limitazioni dell'organismo umano
Sezione 4 - Il fattore umano: prestazioni e limitazioni

1 - La circolazione sanguigna e la respirazione

Per comprendere le limitazioni cui va soggetto l'organismo umano durante determinate condizioni di volo e necessario conoscere almeno per grandi linee il funzionamento degli organi preposti ad assicurare la circolazione sanguigna e la respirazione, e le reazioni chimiche alla base del ciclo vitale dell'organismo.

1.1 - La circolazione sanguigna

Il sangue e un tessuto composto da una base liquida detta plasma, nella quale si trovano tre tipi di cellule: i globuli rossi, i globuli bianchi, e le piastrine. Il sangue circola nelle arterie e nelle vene pompato dal cuore.

La circolazione sanguigna ha le seguenti funzioni:

Il trasporto dell'ossigeno

Al trasporto dell'ossigeno verso tutte le cellule del corpo provvedono i globuli rossi tramite l'emoglobina da essi contenuta. I globuli rossi sono prodotti dal midollo osseo in quantita appropriata per sostituire quelli che muoiono (la vita media dei globuli rossi e di 108 giorni) e per aumentarne il numero quando l'ossigeno a disposizione del corpo diminuisce.

I globuli rossi raccolgono l'ossigeno nei polmoni e lo combinano con l'emoglobina formando l'ossiemoglobina, la quale cede poi l'ossigeno alle cellule, che raggiunge attraverso i vasi capillari.

Il trasporto dell'anidride carbonica

L'anidride carbonica e l'acqua sono i prodotti dell'ossidazione (combustione lenta) degli zuccheri e altri nutrienti che avviene in ogni cellula per ottenere l'energia necessaria al proprio sostentamento e al sostentamento del corpo. La maggior parte dell'anidride carbonica viene asportata dal sangue sotto forma di acido carbonico, che si forma per combinazione dell'anidride carbonica con l'acqua.

L'acidita del sangue e importantissima perche facilita il rilascio dell'ossigeno dall'ossi-emoglobina ai tessuti. Una riduzione dell'acidita - che si verifica quando diminuisce la quantita di anidride carbonica nel sangue, per esempio in seguito a iperventilazione - interferisce con lo scambio di ossigeno dall'emoglobina alle cellule.

L'apparato circolatorio

L'ossigeno e preso dall'aria che respiriamo attraverso i polmoni, e trasportato dal sangue in tutto il corpo. Il sangue ricco di ossigeno esce dai polmoni attraverso le vene polmonari e va al cuore, dal quale riceve la spinta per proseguire verso la periferia del corpo. Il sangue che porta l'ossigeno scorre attraverso le arterie, le quali si diramano e diminuiscono di diametro mano a mano che si allontanano dal cuore, fino a diventare capillari quando raggiungono le cellule.

I capillari hanno le pareti sottilissime, costituite da un solo strato di cellule, e sono pertanto in grado di consentire il passaggio per diffusione dell'ossigeno dal sangue ai tessuti. I capillari sono gli unici vasi sanguigni capaci di permettere lo scambio di sostanze dal sangue ai tessuti e viceversa.

Il ritorno del sangue dai tessuti ai polmoni avviene attraverso le vene, che partono dalle cellule come capillari per poi aumentare di diametro e giungere di nuovo al cuore, e da qui ai polmoni attraverso le arterie polmonari. Nel cuore il sangue arterioso e quello venoso sono tenuti separati da appositi diaframmi che formano gli atri e i ventricoli.

La quantita di sangue messa in circolazione dal cuore nell'unita di tempo (cioe la portata) dipende dalla quantita di ossigeno richiesta dall'organismo. I battiti cardiaci in normali condizioni di riposo sono circa 70 al minuto, corrispondenti a una portata di circa 5-5,5 litri al minuto.

La pressione sanguigna

Dato che il cuore si comporta come una pompa, il sangue e spinto nelle arterie con una determinata pressione quantificata con due valori: per esempio 140/80 mm di mercurio. Il numero maggiore rappresenta la pressione sistolica, cioe la pressione massima esercitata dal cuore quando si contrae per inviare il sangue verso la periferia, mentre il minore rappresenta la pressione diastolica, cioe la pressione minima alla quale sono permanentemente sottoposte le arterie.

I valori della pressione sanguigna considerati normali in un adulto di giovane eta sono 120/80, ma con l'eta tendono ad alzarsi. Le patologie che insorgono quando la pressione sanguigna si discosta dai valori ritenuti normali prendono il nome di ipertensione e ipotensione.

I piloti vengono dichiarati non idonei al volo con valori pari o maggiori di 160/95 mm.

I sintomi principali dell'ipertensione sono: palpitazioni cardiache, mancafiato, dolori al petto (angina), mal di testa e sangue dal naso.
Quelli dell'ipotensione sono invece: stanchezza, svenimenti o collassi, congestione delle vie respiratorie, ristagno del sangue e ridotta capacita di sopportare le accelerazioni positive.

1.2 - La respirazione

L'aria entra nei polmoni sotto l'azione della pressione atmosferica - cosi come avviene nei cilindri dei motori alternativi - durante la fase di inspirazione, quando i muscoli intercostali e il diaframma aumentano il volume della cassa toracica facendo diminuire la pressione interna. L'uscita dell'aria dai polmoni - o espirazione - avviene per il processo inverso quando il volume della cassa toracica viene fatto diminuire. L'inspirazione e l'espirazione costituiscono la respirazione esterna.

Attraverso il naso e/o la bocca, l'aria entra nei polmoni lungo la trachea e i bronchi, per giungere agli alveoli polmonari, i quali sono in contatto con i capillari del sistema sanguigno. Durante l'inspirazione gli alveoli cedono per diffusione l'ossigeno ai capillari arteriosi, mentre durante l'espirazione sono i capillari venosi che cedono agli alveoli l'anidride carbonica e il vapore acqueo.

La respirazione esterna e un processo completamente automatico comandato dal cervello, che pero puo essere volontariamente modificato entro certi limiti. In condizioni normali si ripete in media circa 15 volte al minuto.
Figura 4.1 - Composizione dell'aria
Figura 4.1 - Le percentuali in volume dei gas di cui e composta l'atmosfera terrestre.
Gas costituenti dell'aria%
Azoto o Nitrogeno78,10
Ossigeno20,95
Gas rari0,92
Anidride carbonica o Diossido di carbonio0,03

Le leggi dei gas

Legge di Boyle. Purche la temperatura si mantenga costante, il volume di un gas e inversamente proporzionale alla sua pressione. Spiega i fenomeni legati ai barotraumi e all'aerodontalgia.

Legge di Dalton. La pressione totale di una miscela di gas e uguale alla somma delle loro pressioni parziali. Spiega i fenomeni legati all'ipossia.

Legge di Henry. In una condizione di equilibrio, la quantita di gas sciolti in un liquido e proporzionale alla pressione. Spiega i fenomeni legati alla decompressione.

Legge di Charles. Il volume di una determinata massa di gas mantenuta a pressione costante, varia in modo direttamente proporzionale alla temperatura assoluta (scala Kelvin).

Legge di Gay-Lussac. Il prodotto della pressione e del volume di una massa di gas diviso per la sua temperatura assoluta, e una costante.

2 - L'ipossia e la respirazione ad alta quota

2.1 - L'ipossia e i suoi sintomi

L'ipossia e la condizione in cui i tessuti del corpo non ricevono la sufficiente quantita di ossigeno (anossia e la mancanza totale di ossigeno). In aviazione insorge quando si respira l'aria meno densa che si trova alle alte quote.

Altre cause di ipossia sono le malattie che riducono la quantita dei globuli rossi nel sangue, e la presenza nel sangue di sostanze tossiche che sottraggono ossigeno ai globuli rossi. Questi fattori si possono combinare, cosi da variare di volta in volta la capacita di uno stesso pilota di sopportare l'alta quota.

La caratteristica piu pericolosa dell'ipossia e il modo insidioso in cui si manifesta. Generalmente produce infatti un senso di benessere che puo anche giungere a rendere il pilota euforico, cosi da appannare la sua capacita di giudizio. Non essendo in grado di riconoscere lo stato ipossico in cui si trova, il pilota e portato a credere che le cose stiano andando nel migliore dei modi, mentre invece - nei casi estremi - e avviato verso la totale incapacita mentale e fisica.

Anche se l'insorgere dello stato ipossico non si manifesta per tutti nello stesso modo, uno o piu dei seguenti sintomi sono sempre presenti:

Figura 4.2 - Strati dell'atmosfera e gas da respirare
Figura 4.2 - I gas da respirare nei vari strati dell'atmosfera per mantenere la pressione parziale dell'ossigeno nei polmoni a 55 mm o piu.
Strato dell'atmosferaGas da respirare
fino a 10.000 piedisolo aria
da 10.000 a 33.700 piedimiscela ossigeno/aria
da 33.700 a 40.000 piedi100% di ossigeno
sopra i 40.000 piediossigeno in pressione
Poiche una pressione parziale dell'ossigeno di 55 mm - che si riscontra nell'atmosfera a 10.000 piedi - e considerata sufficiente per soddisfare le esigenze dell'organismo, 10.000 piedi sono considerati la quota massima per volare senza respirare ossigeno supplementare e senza soffrire dei sintomi dell'ipossia.

2.2 - L'ossigeno supplementare

L'ipossia causata dal volo ad alta quota puo essere evitata scendendo a quote minori, o respirando ossigeno prelevato da altra fonte.

Figura 4.3 - Tempi di coscienza utile (TUC)
Figura 4.3 - I tempi medi di conservazione della coscienza senza ossigeno supplementare a diverse quote.
Quota in piediTempi di salvezza o di coscienza utile (TUC)
40.00015 Secondi
35.00020 secondi
30.00030 secondi
28.0001 minuto
26.0002 minuti
24.0003 minuti
22.0006 minuti
20.00010 minuti
15.000Indefinito
Figura 4.4 - Impianto di ossigeno
Figura 4.4 - Schema di un impianto di ossigeno a flusso continuo installato su un velivolo leggero.
Figura 4.5 - Bocchette di connessione
Figura 4.5 - Il funzionamento delle bocchette di connessione delle maschere, e dell'indicatore di flusso.
Figura 4.6 - Fasi di utilizzo maschera
Figura 4.6 - Le tre fasi di utilizzo di una maschera: (a) inspirazione dell'ossigeno contenuto nel sacchetto; (b) inspirazione aria esterna; (c) espirazione.

2.3 - La pressurizzazione

Gli aerei progettati per volare regolarmente ad alta quota hanno ormai tutti la cabina pressurizzata. La pressurizzazione della cabina previene l'insorgere dell'ipossia in quanto permette agli occupanti di respirare aria mantenuta a un valore di pressione convenientemente maggiore di quello esterno.

Sugli aerei leggeri il valore massimo della differenza di pressione - o pressione differenziale - tra la cabina e l'esterno si aggira di solito tra 4,2 e 5,5 psi (1 atmosfera = 14,7 psi).

3 - L'iperventilazione polmonare

Come detto piu sopra, il centro cerebrale preposto al controllo della respirazione reagisce alla quantita di anidride carbonica prodotta dal corpo durante la combustione per la produzione di energia. Un anormale aumento del ritmo e della profondita delle inspirazioni provoca l'iperventilazione polmonare.

L'iperventilazione - nel contesto dell'attivita di volo - si manifesta come risultato di tensione emozionale, ansieta, o apprensione. La risultante eccessiva asportazione di anidride carbonica puo produrre i seguenti sintomi, che sono a volte erroneamente scambiati per ipossia:
Qualora succedesse di avvertire sintomi che lasciano in dubbio tra l'ipossia e l'iperventilazione, e raccomandabile fare due o tre inspirazioni profonde di ossigeno puro: in condizioni di ipossia i sintomi dovrebbero diminuire notevolmente; se invece i sintomi persistono, e necessario uno sforzo di volonta per ridurre il ritmo respiratorio, o per trattenere il respiro per 30-45 secondi prima di riprendere a respirare normalmente.

4 - Gli effetti delle variazioni di pressione

Come postulato dalla legge di Boyle, il volume di un gas varia in modo inversamente proporzionale alla pressione cui e soggetto. Indicativamente il volume di una certa quantita di gas presa al livello del mare si raddoppia a 18.000 piedi, si triplica a 25.000 e si quadruplica a 36.000.

Quando volumi di gas sono racchiusi nelle cavita del corpo - quali l'orecchio medio, i seni nasali, l'intestino e le carie dentali - le variazioni di volume cui essi vanno soggetti con la quota possono provocare quella dolorosa condizione che va sotto il nome di disbarismo o barotrauma.

4.1 - L'orecchio medio

Figura 4.7 - Orecchio medio e seni nasali
Figura 4.7 - L'orecchio medio e i seni nasali.

L'orecchio medio e una cavita occupata dall'aria, in comunicazione con l'esterno attraverso la Tromba di Eustachio. La quale termina nella parte posteriore della gola, ed e assimilabile a una valvola che permette all'aria di defluire dall'orecchio molto piu facilmente di quanto non le sia concesso di fare in senso inverso.

Per facilitare l'apertura della valvola si consiglia di masticare, deglutire o sbadigliare. Se cio non da risultati e disponibile il metodo detto di Valsalva - usato anche dai subacquei - che consiste nel tapparsi le narici e soffiare nel naso in modo da far aumentare la pressione interna per forzare l'aria nell'orecchio medio.

4.2 - I seni nasali

I seni nasali sono cavita piene d'aria che comunicano con l'esterno attraverso il naso. A volte puo succedere che si blocchino in seguito a variazioni di pressione, causando sensazioni dolorose.

4.3 - L'intestino e lo stomaco

Al livello del mare l'intestino contiene normalmente circa un litro di gas. Durante la salita ad alta quota questo gas, espandendosi, puo provocare disturbi. Poiche la quantita di gas intestinale e strettamente legata all'alimentazione, quando si prevede di dover volare ad alta quota e consigliabile evitare l'ingestione di cibi che favoriscono la formazione di gas.

4.4 - I denti

I denti sani non contengono aria, ma sacche di gas si possono formare internamente o intorno a otturazioni vecchie o male eseguite e ad ascessi. Al diminuire della pressione atmosferica durante le salite i gas si espandono e possono premere sui nervi provocando forti dolori conosciuti come aerodontalgia. Il problema si previene esercitando buone pratiche di igiene orale e dentaria.

5 - La decompressione

Nel sangue e nei fluidi intracellulari si trova sempre disciolto azoto in quantita proporzionale alla pressione esterna. Se la pressione diminuisce, l'azoto - per la legge di Henry - esce in parte dalla soluzione liquida e passa allo stato gassoso formando bollicine in quantita e dimensioni tanto maggiori quanto maggiore e la diminuzione di pressione.

I sintomi della presenza di bollicine di azoto nel sangue prodotte da una decompressione rapida in quota, sono dolori in varie parti del corpo: piu soggette sono le articolazioni e il sistema respiratorio, ma puo essere coinvolto anche il cervello, che in casi estremi puo subire menomazioni permanenti.
Come misura precauzionale i piloti devono astenersi dal volo per almeno 12 ore quando abbiano subito una decompressione rapida senza effetti fisici sull'organismo, e per almeno 24 ore se hanno effettuato immersioni oltre i 10 metri.

6 - I ritmi biologici o bioritmi

Numerosi processi fisiologici vanno soggetti a fluttuazioni ritmiche comandate dal cervello, che si verificano sia durante lo stato di veglia che di sonno. I bioritmi non sono necessariamente sincronizzati tra di loro, e possono avere cicli compresi tra 90 minuti e 28 giorni.

I bioritmi piu comunemente riscontrati nell'uomo - che hanno periodicita di circa 24 ore e sono percio chiamati circadiani - influenzano la temperatura corporea, la pressione sanguigna, il ritmo cardiaco, l'acutezza sensoriale, la produzione di adrenalina e i livelli di attivita neuronica del cervello.
L'alternanza delle circa 8 ore di sonno con le circa 16 ore di veglia di una comune giornata sono l'aspetto piu importante per il mantenimento dell'efficienza fisica e mentale, particolarmente critica per il pilota. Il quale, quando prevede di volare, deve pertanto cercare di non privarsi del necessario periodo di sonno.

Il jet lag

Oltre che dalla carenza di sonno i ritmi circadiani - e quindi l'efficienza fisica e mentale - sono disturbati dal cosiddetto jet lag, cioe lo sfasamento tra l'orologio interno del corpo e l'orario locale esistente nel punto in cui si trova la persona, causato dall'attraversamento di numerosi fusi orari in poche ore consentito dai viaggi aerei effettuati nel senso della longitudine (est-ovest e ovest-est).

Il tempo necessario per risincronizzare il corpo all'ora locale e calcolato in 90 minuti per ogni giorno trascorso nel nuovo fuso orario. Per esempio, uno spostamento di 9 ore (come dall'Italia alla California) richiede circa 6 giorni di riacclimatazione.

7 - La tensione e l'affaticamento

7.1 - La tensione o stress

Figura 4.8 - Curva stress/risposta
Figura 4.8 - L'andamento della capacita di risposta dell'uomo all'aumentare dello stress cui e sottoposto.

La NASA ha elaborato la curva di figura 4.8, che mostra l'andamento delle capacita di risposta dell'uomo in funzione dello stress cui e sottoposto. Dalla curva si deduce chiaramente che al crescere della tensione - provocata dalla richiesta di concentrazione e attenzione, e dal progressivo coinvolgimento di tutte le doti possedute dall'uomo - la sua capacita di risposta cresce inizialmente con andamento sostenuto fino a raggiungere un picco, oltre il quale scende e in breve si annulla.

A questo punto il pilota e - come si suol dire - "nel pallone": il suo cervello e come paralizzato, non riesce a imbastire il piu semplice dei ragionamenti, non riesce a ricordare le cose piu necessarie, e quindi non riesce a prendere le decisioni che la situazione richiederebbe.

7.2 - L'affaticamento

L'affaticamento e un altro fattore che comporta l'affievolimento dell'efficienza dell'individuo. Un pilota affaticato puo - in una situazione di emergenza o di elevato carico di lavoro - mancare della necessaria rapidita di riflessi per fronteggiarla. Quello che deriva da una prolungata attivita di volo prende il nome di fatica operazionale.

I sintomi piu comuni dell'affaticamento sono:

Il pilota che sente sintomi di affaticamento deve evitare di andare in volo.

8 - L'occhio e la vista

La facilita con cui un oggetto puo essere visto dipende da molti fattori, quali l'illuminazione, il contrasto, la prospettiva, il tempo di permanenza nel campo visivo, la trasparenza dell'atmosfera.

Figura 4.9 - Costituzione dell'occhio
Figura 4.9 - Costituzione dell'occhio e della retina.

L'occhio funziona come una macchina fotografica. La luce entra nell'occhio attraverso la cornea, costituita da una sostanza trasparente dotata di opportuna curvatura che funziona come dispositivo fisso di messa a fuoco iniziale. La quantita di luce ammessa nell'occhio e controllata dall'iride - la parte colorata dell'occhio - che funge da diaframma aumentando o diminuendo il diametro della pupilla situata al centro dell'iride.

Dopo aver attraversato la pupilla, la luce incontra il cristallino che - comportandosi come una lente a curvatura variabile - provvede alla messa a fuoco finale dell'immagine. Le variazioni di forma del cristallino costituiscono l'adattamento (o accomodazione) ottico.

L'area dell'occhio sensibile alla luce e la retina. Questo strato fotosensibile e costituito da due tipi di cellule: i coni e i bastoncelli. I coni sono piu numerosi nella zona centrale della retina detta fovea, e forniscono la miglior immagine quando l'illuminazione e - indicativamente - superiore a quella che si ha con la luna piena. Al di sotto di questa intensita i coni diventano praticamente insensibili e la funzione visiva viene trasferita ai bastoncelli.
Per un adattamento completo dell'occhio all'oscurita sono necessari circa 30 minuti. Se pero si e trascorso un intero pomeriggio in pieno sole, possono essere necessarie fino a 5 ore. L'adattamento dell'occhio dall'oscurita alla luce e invece molto piu rapido, richiedendo solo circa 10 secondi.

8.1 - L'acutezza visiva e i difetti della vista

L'acutezza della vista e la capacita dell'occhio di percepire piu o meno nitidamente gli oggetti posti nel campo della visione centrale. L'acutezza visiva e misurata in decimi, da un massimo di 10/10 per scendere fino a 1/10.

DifettoCausaCorrezione
IpermetropiaAccorciamento del bulbo oculare - immagini cadono dietro alla retinaLenti convesse
MiopiaAllungamento del bulbo oculare - immagini cadono davanti alla retinaLenti concave
PresbiopiaPerdita di elasticita del cristallino (eta 40-50 anni)Lenti di convessita crescente
AstigmatismoDeformazione della corneaLenti cilindriche
DaltonismoDifetto congenito dei coniNessuna - impedisce l'idoneita al volo

8.2 - Le tecniche di avvistamento

Figura 4.10 - Sequenze di scandaglio
Figura 4.10 - Le sequenze di scandaglio consigliate per un'efficace osservazione dello spazio esterno.

Poiche il pilota - specialmente se vola a vista - deve continuamente provvedere ad avvistare gli altri aerei per prevenire le collisioni, e importante che conosca la tecnica appropriata per scandagliare con l'occhio lo spazio intorno a se.

L'avvistamento dei traffici in volo puo essere efficacemente realizzato suddividendo lo spazio da sorvegliare in una serie di 8-10 blocchi ampi da 10° a 15°, entro ognuno dei quali fissare lo sguardo per un paio di secondi, cosi da permette la messa a fuoco del campo visivo.

9 - L'orecchio e l'equilibrio

L'orecchio riunisce in se due funzioni delegate ad altrettanti organi distinti seppure riuniti: l'organo dell'udito e l'organo dell'equilibrio.

9.1 - L'organo dell'udito

L'organo dell'udito comincia con il padiglione, che raccoglie le vibrazioni dell'aria destinate a diventare suoni o rumori, e le convoglia attraverso il canale auricolare verso il timpano. Il quale e una membrana tesa come la pelle di un tamburo, avente la funzione di vibrare in sintonia con le onde sonore ricevute e di trasmette le sue vibrazioni ai tre ossicini (martello, incudine e staffa) che lo collegano alla membrana della coclea.

L'organo umano puo percepire onde sonore di frequenza compresa tra 16 e 20.000 Hz, percio chiamate frequenze audio. Le onde di frequenza minore costituiscono gli infrasuoni, mentre quelle di frequenza maggiore costituiscono gli ultrasuoni, sia gli uni sia gli altri non percepibili dall'orecchio umano.

9.2 - L'organo dell'equilibrio e il disorientamento spaziale

Figura 4.11 - Organo vestibolare
Figura 4.11 - L'organo vestibolare e il suo funzionamento.
Nell'ambito dell'aviazione generale, i piloti che si spingono in condizioni strumentali (IMC) senza avere la necessaria preparazione e - quasi sempre - continuando a operare secondo le regole del volo a vista (VFR), rappresentano una delle categorie che provocano il maggior numero di incidenti mortali. La causa principale che porta alla perdita di controllo dell'aereo e/o della consapevolezza della posizione e il disorientamento spaziale.

Per comprendere perche nascano le sensazioni illusorie in mancanza degli stimoli visivi, bisogna conoscere almeno per grandi linee la costituzione e il funzionamento dell'organo vestibolare. Come illustra la figura 4.11 e costituito da due parti: i canali semicircolari e l'organo statico.

I canali semicircolari sono tre, disposti ortogonalmente tra di loro come i lati di un cubo, in modo che ognuno possa avvertire la velocita angolare delle rotazioni in una direzione dello spazio (aeronauticamente parlando, ogni canale tiene conto dei movimenti intorno a uno degli assi dell'aereo).

9.3 - Le vertigini

Accade sovente che il disorientamento spaziale venga confuso con le vertigini, quando invece le due cose sono ben diverse l'una dall'altra. Il disorientamento spaziale si manifesta in conseguenza di una sensazione illusoria - che costituisce uno stimolo a bassa intensita prodotto da uno o piu centri preposti all'orientamento - e dalla contemporanea mancanza di stimoli visivi esterni.

Le situazioni che possono provocare le vertigini sono numerose, ma la piu classica si produce nel momento in cui il pilota inclina la testa, o si china in avanti o lateralmente, mentre l'aereo e in virata. Le conseguenze sono drammatiche: il pilota, a ogni effetto pratico, e reso inabile. Puo avere la sensazione di nuotare, oppure puo sentire che l'aereo capitombola all'indietro o lateralmente. Queste sensazioni sono spesso accompagnate da stordimento, nausea, vomito, nonche dall'involontaria oscillazione dei muscoli oculari, nota come nistagmo.

9.4 - Le false impressioni

Figura 4.12 - Falso orizzonte
Figura 4.12 - Una fila di luci al suolo scambiata per l'orizzonte, puo indurre assetti inusuali.
Figura 4.13 - Avvicinamento a piste in pendenza
Figura 4.13 - L'avvicinamento a una pista in salita (b) da l'impressione di essere alti e induce ad arrivare piatti; viceversa accade se la una pista e in discesa (c).
Figura 4.14 - Luci di notte
Figura 4.14 - Di notte, senza la visione dell'orizzonte naturale, una luce sul terreno vista come in (a) permette una valutazione corretta della quota; quando vista come in (b) e in (c), invece, induce a valutare di essere rispettivamente piu bassi (situazione meno pericolosa) e piu alti (situazione piu pericolosa).
Figura 4.15 - Valutazione quota di notte
Figura 4.15 - Di notte, una luce sotto al muso consente di valutare correttamente la quota se l'aereo e in volo orizzontale (a), mentre porta a valutarla in eccesso, e quindi a volare troppo bassi, quando l'aereo e in assetto cabrato (b).

9.5 - Il mal d'aria

Il mal d'aria - come il mal di mare, il mal d'auto e ogni altro disturbo derivante da movimenti reali o apparenti cui e sottoposto il corpo - dovrebbe appunto essere chiamato mal di moto (motion sickness). Si tratta infatti di una stimolazione alterata dell'apparato vestibolare cui puo andare soggetto chiunque percepisca in modo contrastante tra loro gli stimoli visivi e quelli generati dall'organo vestibolare.

I sintomi caratteristici del mal d'aria sono: nausea, vomito, pallore, sudorazione fredda, mal di testa, depressione, iperventilazione.

10 - Gli effetti dell'alcool e del fumo

L'alcool e un deprimente del sistema nervoso centrale, che provoca la variazione proporzionale di due neurormoni: la norepinefrina e la serotonina. Questi composti chimici dell'organismo agiscono direttamente sul sistema nervoso, e in presenza di alcool provocano cambiamenti d'umore, di attenzione, di percezione, e della capacita di giudizio.

L'intervallo di tempo minimo che si ritiene debba intercorrere tra l'ingestione di bevande alcoliche e il volo e di 8 ore, ma sarebbe piu consigliabile elevarlo ad almeno 12 ore. Un fegato sano puo eliminare circa 10 grammi d'alcool all'ora, se sono state bevute sei birre o quattro bevande alcoliche, per liberare completamente il sangue dall'alcool sono necessarie 12 ore.
Figura 4.16 - Effetti dell'alcool
Figura 4.16 - Stato e sintomi clinici evidenziati da persone soggette agli effetti di diverse quantita di alcool nel sangue.
Una concentrazione di 15 milligrammi-percento (mg%) - cioe 15 millesimi di grammo d'alcool ogni 100 grammi di sangue - sono sufficienti a provocare sintomi incapacitanti. Il contenuto alcolico puo essere espresso anche in proporzione al volume di sangue: 15 mg% in peso corrispondono allo 0,015% in volume.

Il fumo

Per quanto riguarda il fumo, esso favorisce l'ipossia perche introduce nell'organismo una certa quantita di ossido di carbonio. Per esempio, un fumatore medio da 20 sigarette al giorno ha nel sangue una concentrazione di ossido di carbonio di circa il 7%, la quale produce - al livello del mare - un'ipossia uguale a quella che si ha volando alla quota di circa 5.000 piedi.

Volando - per esempio - a 12.000 piedi senza ossigeno supplementare, si va soggetti, per ipossia, a una riduzione della visione notturna pari al 50%. Tre sigarette fumate di notte possono ridurre la visione di quanto la stessa verrebbe ridotta volando a 8.000 piedi senza ossigeno supplementare.

11 - Le accelerazioni

Quando siamo a terra il nostro corpo e soggetto alla sola forza di gravita, e percio a 1 g. Pero - come spiegato nella sezione 8 - durante le manovre che portano il fattore di carico a valori diversi da 1, sia l'aereo sia i suoi occupanti vanno soggetti ad accelerazioni: positive quando g e maggiore di 1 e negative quando e minore. Le accelerazioni positive sono anche chiamate testa-piedi, mentre quelle negative sono chiamate piedi-testa.

Le accelerazioni testa-piedi si verificano durante le virate, le richiamate, i looping e i tonneau. Quando e soggetto a queste accelerazioni, il sangue defluisce dalle parti superiori del corpo verso le parti inferiori. Se il valore dell'accelerazione raggiunge 5 g per non piu di 3 secondi, oltre a sentirsi pesantissimi, si avvertono disturbi alla vista sotto forma di scintillio e di offuscamento delle immagini come se fossero viste attraverso un velo grigio. Se i g aumentano o aumenta la loro durata si raggiunge la cosiddetta visione nera. Se poi l'intensita o la durata delle accelerazioni aumenta ancora, si ha la perdita di coscienza.
Le accelerazioni piedi-testa si manifestano durante il volo rovescio, i looping rovesci, e all'inizio delle picchiate o alla rimessa dalle richiamate. I disturbi indotti da queste accelerazioni sono dovuti a un anormale afflusso di sangue alla testa. La pesantezza alla testa si avverte gia quando g raggiunge -1. Quando supera -3 si ha la visione rossa, che puo essere accompagnata da emorragie nei vasi capillari congiuntivali e della mucosa nasale, nonche da stordimento.

12 - I pericoli delle sostanze tossiche

Numerose pratiche aeronautiche comportano l'uso o il contatto con sostanze che possono alternativamente essere tossiche in se, o che - quando bruciate - possono produrre fumi nocivi alla salute se inalati durante la respirazione.

12.1 - L'intossicazione da ossido di carbonio

La sostanza tossica piu pericolosa e che i piloti hanno piu probabilita di incontrare, e l'ossido di carbonio. Sappiamo dalla sezione dedicata alla propulsione, che nei gas di scarico prodotti da combustione di miscela ricca - condizione normale durante il volo con aerei propulsi da motori alternativi - si trova il monossido di carbonio (CO).

L'ossido di carbonio e altamente tossico per l'organismo perche l'emoglobina ha per esso un'affinita che e 250-300 volte maggiore di quella che ha per l'ossigeno. Percio - quando nel sangue si trova ossido di carbonio - l'emoglobina preferisce combinarsi con esso formando carbossi-emoglobina, privando cosi l'ossigeno del necessario mezzo di trasporto per raggiungere le cellule.

I sintomi che si avvertono quando l'intossicazione e in corso sono, in progressione: leggero dolore alla testa, del tipo "cerchio alla fronte"; forte dolore di testa con sensazioni di pulsazione alle tempie e diminuzione dell'attivita respiratoria; fortissimo dolore di testa, mancanza di forze, stordimento, oscuramento della vista, nausea, vomito; perdita di coscienza, respiro irregolare, polso debole e frequente, convulsioni, coma, morte.

12.2 - Altre sostanze tossiche

13 - L'assunzione di farmaci

Ogni farmaco, oltre agli effetti terapeutici volti a curare una specifica malattia o indisposizione, ha in genere anche effetti collaterali; per ragioni di sicurezza il pilota che fa uso di farmaci deve conoscere sia gli uni sia gli altri. A tal fine e percio assai sconsigliabile assumere farmaci senza prescrizione medica, possibilmente ottenuta da uno specialista in medicina aeronautica.

Tipo di farmacoEffetti collaterali
Raffreddori, febbre da fieno, influenzaContengono antistaminici: sonnolenza, intorpidimento, capogiri, vertigini, disturbi alla vista
AntiallergiciContengono antistaminici
Decongestionanti mucose nasaliContengono stimolanti
Acidita di stomacoContengono atropina: disturbi alla vista; bicarbonato di sodio: barotrauma allo stomaco
AntidiarreiciContengono oppiacei: nausea e depressione
Stimolanti e tranquillantiSonnolenza, nausea, depressione, disturbi alla vista, riduzione capacita di giudizio
Sonniferi (barbiturici, benzodiazepine)Devono essere assolutamente evitati; possono essere mortali; riducono prestazioni fisiche e mentali
In caso di anestesie locali (per esempio dentistiche) o totali il pilota deve lasciare trascorrere un certo tempo prima di volare: almeno 12 ore nel primo caso, e almeno 48 nel secondo. In caso di vaccinazioni, chiedere il parere di uno specialista in medicina aeronautica.

14 - Elementi di pronto soccorso

14.1 - Norme generali

Prima di ogni volo si deve verificare che sia a bordo il prescritto kit di pronto soccorso e che i medicinali ivi contenuti non siano scaduti.

Quando qualcuno si ferisce, c'e un periodo critico prima dell'arrivo di un medico, che e della massima importanza per il paziente. Cio che vien fatto o non fatto in questo periodo puo essere questione di vita o di morte. E dovere di tutti, ma specialmente di un pilota, conoscere i semplici procedimenti che, in caso di incidente, possono essere posti in atto con prontezza.
  1. Non spostare una persona ferita, specialmente se le ferite sono causate da cadute, urti, o altri incidenti. Non girarla e maneggiarla, ne esortarla ad alzarsi: se ha riportato lesioni interne o fratture della colonna vertebrale, un movimento non necessario potrebbe ucciderla o paralizzarla.
  2. Tenere il paziente sdraiato e tranquillo. Se ha vomitato, girargli da un lato la testa per prevenire l'eventuale soffocamento. Tenerlo caldo con coperte o indumenti, ma non coprirlo troppo, ne fornirgli calore artificialmente.
  3. Esaminare il paziente con prudenza. Se e necessario, tagliare i vestiti per evitargli movimenti o maggior dolore. Non togliere gli indumenti dalle parti del corpo eventualmente ustionate.
  4. Non forzare il paziente a bere in stato di incoscienza o semiincoscienza: i liquidi potrebbero entrargli nella trachea e soffocarlo. Mai cercare di far riavere una persona svenuta schiaffeggiandola, scuotendola, o gridando. Non dare bevande alcoliche come primo soccorso.
Figura 4.17 - Punti di elezione emorragia
Figura 4.17 - I punti di elezione sui quali premere in caso di emorragia arteriosa.

14.2 - Stato di Shock

In chi ha subito una grave lesione bisogna sempre aspettarsi la comparsa dello stato di shock. I sintomi sono: pallore, pelle fredda e sudaticcia, polso debole e frequente, il paziente e spaventato e irrequieto. Le azioni da intraprendere sono: sdraiare il paziente con la testa piu bassa dei piedi; slacciargli i vestiti; coprirlo leggermente senza farlo sudare; se il paziente e cosciente e ha sete, dargli qualche sorso d'acqua pura; non dargli acqua se ha nausea o se e ferito all'addome e mai dargli alcolici o stimolanti; cercare di rassicurare il paziente, mostrando noi stessi di essere calmi.

14.3 - Convulsioni

Durante le convulsioni le labbra del paziente diventano blu, egli volge in alto gli occhi e getta indietro la testa, il corpo e scosso da contrazioni incontrollabili. Non si cerchi di frenare i movimenti convulsi. Sdraiare il paziente e mettergli un fazzoletto fra i denti per evitare che si morda la lingua. In genere le convulsioni non durano piu di pochi minuti.

14.4 - Emorragie

Tenere sdraiato il paziente, e cercare di arrestare l'emorragia premendo sulla ferita la cosa piu pulita che si ha a portata di mano. Se l'emorragia arteriosa da un arto non si arresta con le fasciature o con la pressione diretta sulla ferita, bisogna premere fortemente a monte della ferita nei punti indicati dalla figura 4.17, detti punti di elezione.

14.5 - Fratture

I sintomi piu comuni sono il dolore, la deformita dell'arto e la mobilita anormale. Se l'estremita dell'osso fratturato sporge dalla pelle e c'e emorragia, fermarla, ma non cercare di riportare l'osso al suo posto. Non tentare di pulire la ferita. Se il paziente deve essere trasportato prima dell'arrivo del medico, la frattura va immobilizzata per evitare danni maggiori, utilizzando qualunque cosa atta a tenere ferme le ossa fratturate: cartone, giornali, o riviste per le braccia, e assi o stecche per le gambe.

14.6 - Respirazione artificiale

Una persona muore dopo tre minuti che ha cessato di respirare se non le viene applicata la respirazione artificiale; per praticare la quale si deve:

  1. sdraiare il paziente sulla schiena;
  2. mettergli una mano sotto il collo e sollevarlo, tirando con l'altra mano la testa quanto piu indietro possibile;
  3. appoggiare fortemente la bocca su quella del paziente chiudendogli il naso, e soffiare con forza sufficiente a fargli alzare il petto;
  4. scostare la bocca e ascoltare per sentire il soffio dell'aria esalata; se non c'e esalazione ricontrollare la posizione: la lingua potrebbe impedire il passaggio dell'aria; tentare di nuovo;
  5. continuare la respirazione bocca a bocca con ritmo di un soffio ogni 5 secondi finche il paziente non riprende a respirare spontaneamente.

14.7 - Trasporto di un ferito

Quando sia indispensabile muovere un ferito, cercare di farlo sempre ed esclusivamente trascinandolo longitudinalmente, e mai trasversalmente. E molto importante che il paziente venga mosso senza piegargli la colonna vertebrale. Se possibile si deve costruire una rudimentale barella sulla quale adagiarlo.

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